Di camicie strappate

In economia, esiste un concetto chiamato “agency problem”. É il problema di allineare gli interessi di chi dirige un’azienda (il management) con gli interessi di chi possiede la stessa azienda (gli azionisti). In tempi recenti, si é pensato di risolvere questo problema con le stock options. Si da cioè la possibilità al management di comprare azioni della loro stessa azienda ad un prezzo fisso e predeterminato (diciamo 20 dollari ciascuna, ad esempio) per un certo periodo di tempo. Ovviamente, se in quel periodo di tempo, sul mercato, le azioni arrivano a valere più di questo prezzo fisso e predeterminato (diciamo che arrivano a valere 22 dollari), il manager ci guadagna: compra semplicemente le azioni al prezzo che le opzioni gli garantiscono (20 dollari) e le rivende subito al loro valore di mercato (22 dollari) guadagnando quindi 2 dollari ad azione.

Su quale obbiettivo é quindi incentivato il manager? Il manager é incentivato ad aumentare il valore della azienda. Non ad aumentare le vendite, o i profitti, o le quote di mercato, o nessun altro valore: il management ha l’incarico semplicemente di fare aumentare il valore della azienda, ossia il valore delle sue azioni. Questo é infatti l’obbiettivo anche dei proprietari dell’azienda (gli azionisti): vedere aumentare nel tempo il valore delle proprie azioni, ossia il guadagno del loro investimento.

Ma come si fa ad aumentare il valore delle azioni, ossia a perseguire l’obbiettivo sul quale management ed azionisti sono allineati? Negli anni novanta si é iniziato a parlare di New Economy. La definizione si é poi ristretta a designare le aziende che operano nel web o in tecnologie analoghe, ma il concetto é molto più ampio di questo, e intende una economia in cui il costo marginale di un prodotto (ossia il costo per produrre la prossima unità di quel prodotto) é praticamente zero. Per produrre la prossima copia di software, o di un’applicazione, o di un pezzo musicale, il costo é solo quello del supporto, ma la nuova copia in sé non costa nulla. I teorici di questo concetto arrivarono ad immaginare una economia tendenzialmente senza magazzini e depositi, quindi senza crisi di sovrapproduzione, quindi in perenne espansione. La recente crisi del 2008, infatti, non é stata dovuta ad una crisi di sovrapproduzione classica, ma alla insostenibilità del modello finanziario. In sostanza, la nuova economia si basa sull’idea di rendere inutile il lavoro che non sia quello della ideazione di nuovi prodotti o servizi.

Di conseguenza, un’azienda, oggi, aumenta il proprio valore, ossia raggiunge gli obbiettivi che sia gli azionisti che il management si prefiggono, tanto meglio e tanto più rapidamente quanto meno lavoro impiega. Ogni volta che vengono pubblicati dati positivi sull’occupazione negli Stati Uniti, la borsa ha una diminuzione significativa. La valutazione delle aziende é tanto più alta quanti meno sono i dipendenti. Una delle aziende più valutate degli ultimi tempi, Whatsapp, é stata comprata da Facebook per sedici miliardi di dollari mentre impiegava circa trenta dipendenti: la dimensione di una grande pizzeria.

Non si licenzia quindi quando si é in crisi, per risparmiare sui costi: si licenzia sempre, ogni volta che é tecnicamente possibile, allo scopo di fare aumentare la valutazione dell’azienda e quindi il guadagno delle stock options dei manager. Licenziare non é quindi conseguenza di cattivo management, al contrario: si licenzia per perseguire gli obbiettivi espliciti e dichiarati che gli azionisti hanno indicato al management. Si licenzia tenendo in azienda solo il personale strettamente necessario a garantire la minima operatività tecnica, a costo spesso anche di turni massacranti, straordinari e cattive condizioni di sicurezza. Tanto meno sono i lavoratori impiegati in un’azienda, tanto più gli azionisti e il management ci guadagnano. Gli interessi del management e quelli dei lavoratori sono quindi in conflitto mortale. Aspettarsi che una violenza di tale portata venga esercitata da una parte sola é illusorio.

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