Non ho l’età

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Vabbè, ve lo racconto oggi che è il mio compleanno, così poi lo ho fatto, e poi ha anche un senso.

All’inizio dell’anno l’ufficio di collocamento di Zurigo mi chiese se volevo svolgere una attività volontaria di mentoring per chi cercava lavoro. Mi dissero che con le mie caratteristiche avrei potuto dare una mano a dirigenti d’azienda un po’ maturi, diciamo.

Accettai. Mi ero trovato in quella situazione al mio ritorno da New York, e so che non è facile. E poi avevo voglia di fare qualcosa gratis, e la politica… beh, lo sapete.

La prima persona che incontrai era stato fino a poco prima un dirigente di una azienda di prodotti di largo consumo. Vabbè, senza tanti misteri: della Nestlé.  Scopri presto che la cosa di cui aveva bisogno, lui e quelli che seguirono, era principalmente un aiuto psicologico: la possibilità di confrontarsi con un suo pari senza essere in una situazione competitiva. Chi ha il coraggio di confessare anche ai propri amici che é disoccupato, sopratutto quando ha ricoperto posizioni importanti, e magari si è goduto un po’ anche la loro invidia? In quei casi sei sempre difensivo, e ti copri con la corazza del vincente. “Si, mi ero stancato, e ho deciso di prendermi un po’ di riposo… Non condividevo più la direzione strategica dell’azienda…” e altre palle del genere. Anche perché i tuoi amici sono spesso i tuoi ex colleghi, o i tuoi compagni di MBA, contro i quali eri in gara fino al giorno prima.

Invece tra me e Friedrich era tutto chiaro, sul tavolo: io sapevo che lui era iscritto all’ufficio di collocamento, lui sapeva che lo sapevo, e poteva dirmi cose come “Mi hanno segato. Non sono più bravo come prima. Ci sono cose del mio lavoro che non capisco”. E io non facevo molto più che ascoltarlo, ma a lui bastava. Anzi, serviva.

Un giorno mi raccontò dell’ennesimo colloquio andato male con un headhunter, che cercava qualcuno nei servizi finanziari. Poi mi disse “Vuoi che gli dia il tuo nome? Cercano qualcuno che abbia esperienza anche nella tecnologia, magari ti interessa”. Non mi interessava, e non mi stavo guardando in giro, nonostante fossi seriamente demotivato, ma capii che Friedrich stava cercando solo un modo per sdebitarsi, per sentirsi utile, e gli dissi di si, di dare il mio nome a questo headhunter.

Due giorni dopo, quando l’headhunter mi telefonò, me ne ero già dimenticato. Dovetti persino scusarmi, e gli spiegai come era andata. “Io non ho nessuna esperienza nei servizi finanziari”, dissi. “Perfetto”, rispose lui. E mi invitò a pranzo.

Ci piacemmo. Scoprii che si trattava di una ricerca per uno dei più grandi gruppi finanziari in Svizzera. Mi presentò le persone in azienda, mi spiegarono che se avessero avuto bisogno di un esperto in sevizi finanziari  sarebbe loro bastato fermare il primo che passava in corridoio, ma cercavano altro, un certo tipo di leadership, certe competenze tecnologiche, e anche qualcuno che pensasse out-of-the-box, come si dice in gergo.

Non cercai di vendermi nemmeno per un momento. Non indorai il mio CV, non spacciai superficiali infarinature per profonde competenze, non simulai un amore sconfinato per la loro azienda. Anzi, cercai di mettere in evidenza la sfida che per me avrebbe rappresentato ricoprire quella posizione. Fu un processo di selezione molto lungo, incontrai praticamente tutti, mi fecero assessment e misurarono cose che non sapevo nemmeno esistessero. Alla fine di ottobre mi fecero una offerta, molto buona, e io la accettai.

Ho un’età veneranda per molte cose, prima fra tutte per cambiare lavoro, figurarsi per essere addirittura inseguito da un headhunter. Ma mi è stata data l’opportunità di scegliere tra due strade: tirare i remi in barca senza che nessuno potesse biasimarmi, oppure rimettermi in gioco. Ho scelto: dal primo gennaio andrò a fare un lavoro che devo imparare praticamente da zero, dirigendo un reparto di persone che ne sanno molto più di me e che volevano il posto che è stato dato a me, contando su poco più che il mio charme e il mio fiuto. Sento di nuovo le farfalle nello stomaco, ed è una bella sensazione.

La seconda cosa, è che io non credo a questa cosa che se fai del bene disinteressatamente poi ti ritorna indietro dell’altro bene. Non ci credo, però funziona.

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